LE FONTI DEL NOSTRO PROGETTO

“Nel mondo sono circa 80 milioni gli oriundi italiani che lasciarono il nostro Bel Paese per cercare fortuna in altre terre. Ci troviamo di fronte ad una nicchia di mercato ad elevato potenziale di crescita. Il turismo generato dagli italiani all’estero risponde alle strategie di medio periodo dell’industria turistica italiana, in quanto fonte di flusso di visitatori diffuso sul territorio, lontano dal turismo di massa e omogeneamente distribuito lungo il corso dell’anno. E’ necessario proseguire il lavoro di promozione integrata insieme alle regioni in grado di abbracciare i diversi segmenti del Made in Italy come cucina, design, lingua, musica, arte e sport. Essere italiani all’estero significa avere il compito di trasmettere un messaggio culturale unico e peculiare che connota il profilo del nostro paese. Enit è consapevole di tale ricchezza nell’ottica di valorizzare un patrimonio che va ogni anno reinvestito in azioni mirate a coinvolgere italiani e nuovi turisti” (Fonte Enit).

I principali mercati di questa tipologia di turismo sono costituiti da Brasile, dove risiedono 25 milioni di persone di origine italiana, argentina (20 milioni) e Usa (17 milioni), seguiti da Francia, svizzera, germania e australia. In particolare, le spese a motivo di visite alla famiglia d’origine da parte dei discendenti italiani di seconda-terza generazione, sono così suddivise per Paese:

  • Usa 434 milioni (9,7% sul totale di flussi economici generati dal turismo in entrata dagli Usa);
  • Canada 86 milioni (6,9% sul totale spesa in entrata del turismo canadese);
  • Brasile 49 milioni (6,8% totale turismo brasiliano in ingresso);
  • Argentina 75 milioni (16,4% totale spesa).

Nel 2017 le presenze provenienti:

  • dagli Usa in Italia sono amentate del +10,6% rispetto al 2012, +10,3% rispetto al 2016;
  • dal Canada 9,1% rispetto al 2012, +6,6% rispetto al 2016;
  • dal Brasile +25,7% rispetto al 2012, +23,1% rispetto al 2016;
  • dall’argentina +111,2% rispetto al 2012, +12,3% rispetto al 2016.

Dal punto di vista della spesa degli stranieri in Italia proveniente dai Paesi che vedono la maggiore presenza di discendenti di emigrati emergono i seguenti dati:

  • Usa 4,5 miliardi (+24,4% rispettoal 2012, -1,7% rispetto al 2016);
  • Canada 1,2 miliardi (+96% rispetto al 2012, +18,5% rispetto al 2016);
  • Brasile 721 milioni (+83,8% rispetto al 2012, +12,5% rispetto al 2016);
  • Argentina 458 milioni (+142,6% rispetto al 2012, +25,5% rispetto al 2016).

Guardando alle statistiche sui flussi turistici verso l’Italia da parte di quei Paesi di lungo raggio che sono stati storicamente meta di emigrati italiani, l’Italia è al primo posto tra i Paesi appartenenti all’area schengen per pernottamenti, in generale quindi provenienti dall’extra-europa, e, in particolare, da tutta l’area Centro e sud america (5,6 milioni), dal Canada, dagli stati Uniti e dal Brasile. Inoltre, da questi Paesi il turismo organizzato verso l’Italia per l’estate in corso è all’insegna della crescita (Fonte enit).

  • Pronti a promuovere il turismo di ritorno - Ministero degli esteri e della Cooperazione internazionale - luglio 2018
  • “Firmato accordo sul “turismo delle radici in Argentina tra il Ministro Centinaio e il suo omologo argentino” Ansa-ottobre 2018
  • “Il turismo di ritorno salverà i piccoli borghi” guida viaggi. Maggio 2018
  • “Il turismo delle origini che l’italia non sfrutta abbastanzaCentro studi del turismo Università Cà Foscari Venezia - ottobre 2015

La Valle di Comino ha costituito una zona di consolidata tradizione migratoria. Nello specifico: a Casalvieri,in base al censimento del 1951, risultavano emigrati all’estero 345 individui, ma la tendenza negli anni perdurò. Nel 1861, su una popolazione di 4.242 abitanti, erano solo 510 i casalvierani residenti all’estero, il censimento del 1991, su una popolazione di 3.216, ne ha accertati ben 2.375.

La principale meta dell’emigrazione casalvierana era la Francia, soprattutto la periferia parigina e lionese, a conferma di una tradizione che risaliva alla fine del XIX secolo. Fra le prime tappe c’era stata la Val-de-Marne, in particolare il centro di Villejuif, fra le altre mete c’erano gli stati Uniti, già a partire dal 1880, il Canada, dove molti si erano distinti nel ramo edilizio, il Venezuela e il Belgio.

Gli emigranti di Atina avevano comunque contatti a Parigi, venivano chiamati attraverso i ricongiungimenti familiari ed erano per lo più sarti e falegnami.

La tradizione migratoria dal Comune di Casalattico risale alla prima metà dell’ottocento, quando gli spostamenti si indirizzavano prevalentemente verso l’Irlanda dove negli anni novanta dell’ottocento si contavano 3.500 italiani, il 90% dei quali proveniente dai paesi che oggi fanno parte della provincia di Frosinone. Si trattava soprattutto di stuccatori, ma anche di gelatai, cantanti, musicisti, venditori di patatine fritte, caffettieri, ristoratori o addetti al trasporto pubblico. Nel secondo dopoguerra, l’emigrazione proveniente dal Comune di Casalattico riprese in dimensioni maggiori, ricollegandosi a quella precedente. In questo periodo gli emigranti partivano sfruttando gli atti di chiamata dei compaesani. La lunga catena migratoria aveva determinato lo spopolamento di intere contrade del Comune, in modo particolare quella di Montattico.

Villa Latina era sempre stata una terra di emigranti e, soprattutto negli anni sessanta del novecento, il flusso migratorio si diresse principalmente verso il nord europa ed era composto, da gelatai e pasticceri.

La tradizione migratoria del Comune di Picinisco raggiunse cifre consistenti nel 1952 e nel 1957. In quegli anni il numero delle persone che trasferiva la propria residenza all’estero raggiunse dei valori consistenti (rispettivamente 122 e 389 unità). Si trattava di una emigrazione dai tratti spiccatamente parentali, con reti familiari che costituivano punti di riferimento essenziali all’interno delle comunità di partenza. ne sono dimostrazione i nulla osta concessi dal sindaco di Picinisco, che documentano la frequenza di ricongiungimenti a genitori, cognati, fratelli, ma anche una interessante rete di solidarietà fra concittadini. era il caso di alcune piciniscane che erano state chiamate come donne al servizio di emigrati, dato sicuramente anomalo se teniamo in considerazione le condizioni di vita di chi emigrava. si trattava piuttosto di espedienti per permettere ad alcuni compaesani, che non avevano già un contratto di lavoro, di raggiungere mete europee dove avrebbero trovato un’occupazione.

I registri dei Comuni mostrano, una rilevante presenza della componente femminile, innanzi tutto in relazione ai ricongiungimenti familiari, che connotano in modo determinante il carattere più stabile dei flussi della seconda metà del novecento, ma anche in relazione alle occupazioni svolte. nei registri di Alvito, oltre a 185 casalinghe, che fanno supporre un ricongiungimento familiare, troviamo, nel decennio tra il 1946 e il 1956, 7 agricoltrici, 3 sarte, una magliettaia e una domestica.

A Picinisco, tra il 1953 e il 1959, fanno richiesta di nulla osta per diverse mete europee e transoceaniche 148 casalinghe e 60 agricoltrici. In particolare a Picinisco, come risulta dai registri comunali, le partenze riguardavano individui che svolgevano queste professioni generiche: casalinghe, in maggioranza, quasi sicuramente ricongiunte al capofamiglia emigrato, manovali e agricoltori. Altri dati interessanti sono sicuramente riscontrabili da una analisi dei luoghi di arrivo di alcune comunità frusinati, sulla scia di reti di emigrazione ottocentesche.

A Villerjuif, in Francia, emigravano molti piciniscani perché lì era presente fin dagli inizi del XIX secolo una colonia; a Vitry sur seine aveva sede una vetreria dove si era condensata una parte consistente dell’emigrazione frusinate fin dall’ottocento.

I registri del Comune di San Donato Val Comino, per gli anni che vanno dal 1951 al 1960, mostrano la predisposizione degli abitanti a raggiungere le mete del nord e del sud america. La particolarità della destinazione dei flussi è, ancora oggi, riscontrabile nella presenza di numerosi emigrati residenti nel Massachusetts. Da questo centro, che vantava «una autentica tradizioni di lavori in pietra», emigravano soprattutto scalpellini. La forte connotazione di un’emigrazione stabile si evince anche dalla presenza di numerosi nuclei familiari partiti dal piccolo centro cominese. nei registri del Comune di san Donato, su 319 pratiche inerenti l’emigrazione all’estero, 87 riguardano le partenze di individui legati da vincoli parentali (fratelli, cugini, genitori e figli). In alcuni casi, la partenza di donne con i figli, conferma l’ipotesi di ricongiungimenti familiari, per lo più concentrati in america. Si tratta sempre di nuclei numerosi, composti da 3 o 4 figli.

Gallinaro, che riacquisì l’autonomia amministrativa nel 1948, fu anch’esso un centro interessato al fenomeno dell’emigrazione fin dal XIX secolo. Già dopo l’Unità molti cittadini erano stati costretti ademigrare in europa e in america a causa delle misere condizioni del paese. La meta preferita era stata la vicina Francia, da dove molti emigrati, nel 1915, erano tornati per combattere la grande guerra.

Nel corso dell’ottocento, un certo numero di ragazze di Gallinaro emigrate in Francia erano state assunte come modelle. Nel secondo dopoguerra, oltre Parigi, le scelte degli abitanti di gallinaro si indirizzarono verso il Belgio, il Venezuela, il Canada, gli stati Uniti e, per una minoranza, anche l’Inghilterra, la germania, l’argentina.

Dal 1951, le partenze furono costanti e determinarono un notevole decremento della popolazione. Come mostrano i censimenti del 1951, del 1961 e del 1971 la popolazione si ridusse drasticamente, più del 50%, e in valori assoluti, rispettivamente, da 2.212 abitanti a 1.516 e a 10588. Le partenze che interessarono il Comune di Gallinaro dal 1949 al 1960 furono 361 per l’europa (75 nuclei familiari) e 388 per i Paesi transoceanici (106 nuclei familiari).

Fonte: Archivio storico emigrazione Italiana